la filatura della lana
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La filatura della lana è un processo che porta la fibra cardata o pettinata a trasformarsi in un filo vero e proprio.

Attraverso la filatura, infatti, andiamo ad aggiungere torsione alle fibre, e proprio questa torsione permette al filato di essere resistente e poter essere lavorato.

Vediamo come possiamo avvicinarci alla filatura della lana in tre semplici step.

La materia prima per la filatura della lana

Ok, ok, sembra un titolo stupido perché se vogliamo filare la lana, beh , ci servirà proprio la lana!

Però come si presenterà la fibra? Sarà un succido, forse un top, un batt, un rolag, una prima lavatura, un cardato?

Non voglio confonderti ma è importante capire a cosa andrai incontro.

Partiamo dall’inizio: dopo la tosa della pecora, noi otteniamo il succido, ovvero, come dice la parola, il vello sporco dell’animale, tosato in più riprese. Agevolo immagine:

la filatura della lana - succido
la filatura della lana – succido

Ti sconsiglio di lavorare direttamente dal succido, poiché potresti impiegare ore (se non addirittura giorni) per arrivare ad avere una fibra abbastanza pulita.

Una volta che il succido è stato pulito grossolanamente, una prima fase di cardatura (a macchina o a mano) permette di togliere nodi e fibre troppo rovinate o troppo corte dall’insieme del materiale.

La cardatura è un verbo che proviene dalla parola “cardo” perché originariamente si utilizzavano proprio i cardi essiccati come pettini naturali per questa lavorazione.

Se utilizzeremo una cardatrice a tamburo potremo ottenere un batt. Ovvero, un “materassino” di lana di dimensione variabile.

A questo punto avremo ottenuto un insieme ordinato di fibre parallele, e questo ordine ci aiuterà tantissimo nell’operazione vera e propria della filatura della lana.

Se invece vorremo utilizzare le carde a mano (o “cardacci”) , potremo ottenere un lavoro più fine e creare i rolag.

Il rolag è un “salsicciotto” di fibra in cui le fibre sono disposte perpendicolarmente rispetto la lunghezza dello stesso, ed è molto comodo per imparare a filare poiché si “auto-regola” con la torsione impressa dal filatoio.

Sia con un batt che con un rolag, potremo creare un top, una sorta di “gomitolone” che in italiano si chiama anche stoppino.

Questo stoppino altro non è che un passaggio intermedio per facilitare ancora di più il processo di filatura della lana a mano.

Una volta che abbiamo preparato la nostra fibra, procediamo a vedere gli attrezzi che ci serviranno.

Attrezzi per la filatura della lana a mano

Abbiamo già visto che durante la preparazione della lana abbiamo usato uno o più strumenti come il pettine e i cardacci.

Ma anche la filatura ha bisogno dei suoi strumenti!

Esistono molti strumenti diversi per la filatura a mano, anche se possiamo ridurli a due grandi famiglie:

I fusi per la filatura

I fusi sono tutti quegli strumenti che sono formati da un solo pezzo rotante, che viene azionato dalla semplice mano dell’uomo.

In questa famiglia ricadono i fusi a supporto, i fusi a caduta, i fusi poggiati, i fusi a volano e, tendenzialmente, tutti i “bastoni” e bastoncini che venivano usati per filare.

Ecco alcuni esempi:

la filatura della lana - i fusi
la filatura della lana – i fusi – Photo by julian mora on Unsplash

Una brevissima panoramica sulle caratteristiche dei fusi, la puoi trovare in questo video: CONTINUA SU YOUTUBE

I filatoi (o filarelli, o filarini, o carrellini, ecc. ecc.)

Per filatoio si intende invece tutti quegli strumenti (diffusi in tutto il mondo in cui la cultura della filatura della lana abbia avuto una storia) in cui la mano non tocca fisicamente il fuso o la bobina.

Molto semplicemente, noi impartiremo la rotazione al corpo filante utilizzando ruote, pedali, manovelle, stecche o altro.

In questa grande famiglia rientrano i filarelli tradizionali, le charka indiane, le big wheels dei padri pellegrini americani e degli attuali mormoni, e moltissime sfumature tecniche diverse che cambiano con il cambiare del periodo storico o del luogo di applicazione.

Ecco una tra le costruzioni più classiche: una ruota a geometria orizzontale, come spesso si vede rappresentata anche nelle favole:

la filatura della lana - filatoio
la filatura della lana – filatoio ph by Wikimedia Commons

Il procedimento della filatura della lana

Il procedimento della filatura della lana ha il fine di produrre un filo continuo di lunghezza teoricamente illimitata partendo da fibre di lunghezza limitata (tra i 4 e i 17 cm massimo).

Come si può ottenere questa magia?

Immagina che la torcitura che andiamo ad imprimere con il nostro strumento di filatura, sia una specie di “colla” che unisca, come in un’enorme catena, alcune poche fibre ad altre poche fibre.

Poco a poco, il capo che stiamo filando si formerà, trascinando fibre nuove e non ancora ritorte all’interno del filo stesso.

Quando avremo raggiunto una lunghezza congeniale, fermeremo il capo e procederemo con l’ultimo passaggio: la binatura.

Se apri un qualsiasi filato, vedrai che è composto da più capi, e in alcuni casi anche questi capi sono a loro volta composti da altri capi più piccoli.

Questo permette di stabilizzare caratteristiche del prodotto finito come la regolarità di spessore (che si chiama titolo), la resistenza massima del filato, l’omogeneità di carico di rottura, l’evitare punti deboli, e molte altre ancora.

La binatura avviene utilizzando ancora uno strumento come il fuso o il filarello, ma questa volta dovremo far ruotare il nostro filo in senso contrario rispetto alla torcitura.

Ben lungi dall’essere una guida esaustiva sulla filatura della lana a mano, e promettendoti altri articoli molto più approfonditi, spero che con questo breve scritto ti possa essere sorta qualche curiosità.

Scrivi un commento e fammi sapere la tua esperienza! 🙂

Hai della fibra ma non sai cos’è? Prova a dare un occhio alla mia breve guida sui saggi alla fiamma.

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